animazione pedagogica
IL BASTONE
DEL POTERE
DELL’AMORE
“Villaggio dei bambini e dei ragazzi”
ARCI Ragazzi
22 novembre 2003 –
ore 14.00-18.30
P.zza del Cannone
(Castello Sforzesco di Milano)
Pier Pietro Brunelli
Psicologo – Dottore in DAMS (Spettacolo)
Insegnante – Creatività teatrale
Pierangelo Pandiscia
Formatore - Creatività musicale
Per realizzare questo laboratorio di "Arte e natura" sono stati raccolti circa 100 rami nel bosco d'autunno. Ogni bambino ha ricevuto un ramo e lo ha decorato con vernici, fili di lana, conchiglie e tanti altri decori che ha trovato presso il laboratorio in apposite scatole. Gli adulti potevano aiutare i bambini. Così ogni bambino ha realizzato il suo "Bastone del potere dell'amore", un 'oggetto magico' diciamo, al quale ha dato un nome e a volte una dedica. Tutti i rami sono stati legati insieme su un bel tronco di pero, ben fissato a terra in blocchi di argilla morbida, guarnita di foglie autunnali. E' nato così l'"Albero della pace e dell'amore" realizzato con i rami preparati dai bambini. Si è danzato e cantato intorno all'Albero. Al fine i bambini che hanno voluto il loro "Bastone" hanno potuto prenderlo,
e, assai fieri, se lo sono portati a casa..
Si consiglia di preparare questo laboratorio verso il finire dell'autunno, come 'propiziazione dell'inverno'. Se pensate di prepararlo fatecelo sapere, saremo lieti di collaborare.
Il teatro del 'giocattolo rotto'
di Pier Pietro Brunelli (Milano, 25.9.97)

La funzione formativa del teatro e dell' animazione non è nello spettacolo o nella esibizione, ma nella 'azione d' anima', nella solidarietà e nell ' .
Un ' giocattolo rotto' per l' Arte di essere umano
Un giorno di tanti anni fa, nelle solitarie terre dell' estremo sud del Cile, in un desolato cortile di una vecchia e povera casa, un bambino regalò un giocattolo rotto ad un suo coetaneo che si chiamava Neftalí . Incredulo e commosso, Neftalí accettò quel dono e il suo cuore si riempì di gioia e di poesia poiché nessuno prima di allora gli aveva donato qualcosa con tanta spontaneità ed amicizia... fu così che Neftalí scoprì dentro di sè il sentimento che lo fece diventare un grande poeta, e ben presto egli decise che il suo nuovo nome sarebbe stato Pablo, Pablo Neruda:
"Quell' offerta recava per la prima volta alla mia vita un tesoro che mi accompagnò più tardi: la solidarietà umana. La vita l' avrebbe posta sulla mia strada più tardi, facendola spiccare contro l' avversità e la persecuzione. [...] Questa è la gran lezione che raccolsi nel cortile solitario di una casa solitaria, nella mia infanzia. Forse fu solo un gioco di due bimbi che non si conoscevano e che vollero comunicarsi i doni della vita. Ma questo piccolo scambio misterioso rimase forse depositato come un sedimento indistruttibile nel mio cuore, accendendo la mia poesia".
Quel 'giocattolo rotto', evoca una esperienza di partecipazione e di spontaneità che è di fondamentale importanza per la crescita e la formazione di ogni essere umano: la capacità di dare e di ricevere qualcosa che ha un valore pienamente simbolico e che riversa nell' affettività sentimenti di solidarietà e di fiducia. Si tratta di una esperienza centrale affinché possa nascere l' amicizia, la convivialità, l' amore verso se stessi e verso gli altri. Realizzare questa esperienza, creare le condizioni concrete affinché essa possa essere vissuta e partecipata dovrebbe costituire lo scopo centrale delle attività teatrali e di animazione che vengono proposte nel mondo della scuola e della formazione.
In una sola frase potremmo dire che i valori formativi del teatro e dell' animazione consistono nell ' arte di essere umano... Si tratta di un' 'arte' che non si può insegnare come le altre arti e le altre discipline, ma che costituisce il perno etico ed esistenziale di tutti i sistemi e di tutte le concezioni pedagogiche e formative. Questa arte di essere umano ha costituito la poetica di fondo delle principali avanguardie teatrali della seconda metà del '900: Jerzy Grotowski, Rena Mirecka, Eugenio Barba, Peter Brook, il Living Theatre e tanti altri maestri, artisti e gruppi creativi che per mezzo dell' arte dell' attore ricercano primariamente l' autenticità dell' incontro umano e del dono di sé, piuttosto che la finzione spettacolare della 'relazione teatrale'. Si tratta di un' area che a partire dalla ricerca laboratoriale intorno all' arte dell' attore, dalla "Cultura attiva" all' "Antropologia teatrale", ha sperimentate pratiche ed insegnamenti delle tradizioni di diverse culture, ponendole in relazione con le attitudini e gli impulsi psicofisici e creativi di natura personale, attraverso training tecnici ed esperienziali specifici e di grande rigore.
Dunque, vi è un importante area del teatro contemporaneo, che non ha cercato in via primaria di approfondire le tecniche per recitare un personaggio, ma di comprendere concretamente cosa volesse dire essere autentico, essere se stesso, per poter dare qualcosa di se stesso nell' atto creativo come nel modo stesso di vivere. Ed è in questa prospettiva di ricerca attiva, che va oltre lo spettacolo, che teatro ed animazione possono portare nella vita e nella scuola l' autenticità e la magia di un gesto spontaneo, di un insegnamento che tocca l' interiorità della personalità e la forma, di una felicità che viene da un "giocattolo rotto" ricevuto in dono...
Formazione ed azione d' anima senza spettacolo
Dunque quando si parla di fare teatro ed animazione nel mondo della scuola è molto importante distinguere una attività finalizzata alla creazione o alla ricezione di spettacoli ed esibizioni da una attività specificatamente formativa.
Si potrà dire che lo spettacolo teatrale ha una funzione istruttiva e per certi aspetti catartica e formativa, e ciò può essere anche vero, ma la formazione in quanto tale è un' altra cosa, poiché, a rigore presume una partecipazione effettivamente attiva, che è per certi versi opposta a quella passiva dello spettatore.
Capita spesso di vedere pullman pieni di scolaretti che accompagnati dai loro insegnanti vanno a vedere lo spettacolino tematico-educativo a cura di gruppi teatrali o burattinai più o meno specializzati per la scuola. Altre volte, quando è possibile, lo spettacolo viene portato in qualche ambiente di cui dispone l' edificio scolastico, in grado di accogliere teatranti che si esibiscono dinnanzi a vocianti ed esuberanti fanciulli. Si tratta spesso di spettacoli abbastanza curati la cui base tematica può essere la fiaba, come la matematica, il corpo umano o la storia. Tuttavia si tratta pur sempre di spettacoli a cui la scolaresca assiste passivamente (anche se il copione prevede piccoli momenti di interazione guidata) come se si trovasse davanti ad un più grande e più vivace televisore tridimensionale. Non intendo dire che questi spettacoli siano superflui o inadeguati, ma semplicemente che in quanto spettacoli, non offrono quella possibilità di esperienza attiva e di formazione che invece gli strumenti del teatro e dell' animazione possono offrire quando sono agiti direttamente e indipendentemente da ogni spettacolarità.
Ecco allora che si tenta di aggirare l' ostacolo e, per superare la passività dello spettacolo, si ritiene che debbano essere gli stessi studenti a realizzare la 'recita' sotto la guida di qualche regista-insegnante. Si organizzano laboratori che in modo più o meno esplicito sono finalizzati ad una messa in scena, in cui alcuni ragazzi indossano i panni dell' attore-personaggio, mentre il pubblico è composto da insegnanti, personale non docente, familiari ed altri ragazzi (cioè quelli meno portati alla recitazione, ai quali però può toccare anche qualche parte secondaria o corale).
In altri casi il teatro lascia il posto ad 'attività di animazione' in cui la partecipazione viene 'regolamentata' dai clichés più o meno convenzionali e televisivi della festa, durante la quale, tra la consumazione di cibi e bevande stile party, si avvicendano, danze, giochi, esibizioni canore, cabarettistiche e sportive che tendono a riproporre le suggestioni dello show o della discoteca, dove emergono solo e sempre le soggettività più chiassose e le personalità vestite più alla moda. In ogni caso sembra che lo spettacolo e l' esibizione finiscano col costituire la direzione obbligata di ogni attività teatrale o di animazione. Inoltre tale obbligazione viene a costituire una sorta di 'verifica pregiudiziale' dell' attività svolta da conduttori ed animatori, una sorta di resoconto finale, senza il quale non sembra possibile neppure incominciare...
Dunque, con una punta di comoda ingenuità, si dirà: ma allora a cosa servono le attività teatrali e di animazione se non per creare eventi festosi e spettacolari? Bene, vale la pena di sottolineare ancora una volta che queste attività servono per esperire la comunicazione interumana attraverso il linguaggio del corpo e delle emozioni, per esprimere i propri fantasmi e le proprie paure, per imparare a stare insieme e sentirsi nel silenzio o nella vibrazione di un canto particolare, per far rivivere partecipandola nel gesto e nella danza una certa tradizione rituale, per ascoltare le forze della natura o osservare i corpi celesti, e quindi anche per realizzare una festa, ma in modo che vi sia quella ritualità capace di generare convivialità e gioia per tutti. Insomma le attività teatrali e di animazione possono svolgere una importante funzione formativa sia per quanto concerne la corporeità e l' armonizzazzione interumana, poiché si fondano su speciali training a carattere psicofisiologico e relazionale, e sia da un punto di vista specificamente creativo e culturale, poiché per mezzo di testi, linguaggi visivi e musicali, consentono di avvicinarsi intellettualmente ed emotivamente alla conoscenza dell' ambiente naturale, storico e della tradizione. E tutto ciò senza che sia necessario fare spettacolo. Anzi lo spettacolo può diventare un limite o un vero e proprio blocco che non consente l' esperienza formativa, poiché l' attività individuale e di gruppo viene finalizzata ed esibita, cosa che non consente una dimensione personale ed interumana di piena libertà, gratuità ed apertura. Dal punto di vista psicologico il preservare l' intimità e la riservatezza è una necessità evidente, poiché tutte le attività di gruppo a carattere creativo ed arteterapeutico per poter generare un clima di fiducia e di spontaneità devono essere tutelate dalla intrusione di osservatori e di figure esterne giudicanti o comunque non partecipanti.
Per concludere va sottolineato che se per fare spettacolo può bastare un buon regista o un buon attore, per fare formazione attraverso le attività e teatrali e di animazione, bisogna essere in continua formazione e quindi in contatto con quelle aree di ricerca che praticano l' arte di esseri umani su cui ci siamo fin qui soffermati. Da un punto di vista pratico oltre che epistemologico, le attività della 'formazione del formatore' che adopera gli strumenti del teatro e dell' animazione, vanno dalla sperimentazione in area grotowskiana e dell' antropologia teatrale, fino alle concezioni psicocorporee della "bioenergetica" di Lowen, o di Jung sulle pratiche della "immaginazione attiva", e della "psicologia archetipica" del "fare anima" di Hillman (soprattutto se consideriamo l'animazione come una 'azione d' anima'). Si tratta di percorsi differenziati sui quali ciascuno può costituire una sua 'via' ed un suo personale artigianato e che vanno sicuramente integrati nell' ambito di specifiche concezioni psico-pedagogiche e spirituali. Va infine ribadito che ci troviamo in un campo dove ciò che conta è l' esperienza attiva, poiché leggere, scrivere e parlare può tuttalpiù in-formare, ma non formare, e dove ogni spettacolo si tras-forma in qualcosa che viene vissuto realmente e fantasticamente, e non solamente osservato.
GRAPE PARTY settembre 2000
UN ‘ ESPERIENZA DI ANIMAZIONE NEI
CAMPI PROFUGHI
a cura dell’Associazione culturale PINA di Capodistria (Slovenia) e
dell’Associazione culturale Albedo di Milano (Italia).
GRAPE PARTY é una festa/animazione che
abbiamo creato per i bambini del
campo profughi di Postojna in Slovenia. Crediamo sia una bella iniziativa
facile da realizzare, ma che ha un profondo significato di gioia e di
festa. Quindi qui di seguito ve la raccontiamo. +
Se vorrete proporla anche voi fatecelo sapere, ci piacerebbe venire ad aiutarvi e partecipare.
(bambini e ragazzi fino a 15 anni).
Il campo
ospita circa 400 persone provenienti da diverse aree della ex-Jugoslavia e
dell’Albania. Alla festa/animazione hanno partecipato circa 50 bambini e
ragazzi.
L´idea della festa/animazione é stata preparata e sviluppata nel modo
seguente:
- Abbiamo raccolto tanta uva e l’abbiamo messa in un grande cesto.
- Abbiamo
procurato un grande catino, damigiane, imbuto, colino,...
- Abbiamo preparato una semplice scenografia con al centro il cesto con
l´uva e il
grande catino, tutt´intorno, in cerchio, noi animatori* e i bambini.
- Abbiamo giocato con i bambini ad una semplice gara con il lancio di
palline, dove tutti potevano vincere caramelle.
- Abbiamo suonato la chitarra, il flauto, il tamburo per dare inizio
all´azione principale della festa, e cioè:
SCHIACCIARE L´UVA CON PIEDI
- Abbiamo lavato i piedi ai bambini che volevano schiacciare
l´uva. Questo é stato come un piccolo rito.
- Quando i bambini, a gruppi di tre, hanno incominciato a saltare nel
catino e a schiacciare l´uva, tutti acclamavano, battevano le mani,
ridevano, c´era una grande eccitazione.
- Quando il succo d´uva è tutto sprizzato dall’uva ben pigiata lo abbiamo
versato in una damigiana
di 10 Lt. Tutti hanno voluto assaggiarlo: grande brindisi generale con
bicchierini di plastica. Molta euforia, salti, risa e grida; anche se il
succo non era vino
sembravamo tutti felicemente un po’ ‘brilli’!
*noi animatori siamo:
Pier Pietro Brunelli, psicologo, presidente di Ass. ALBEDO di MILANO
Irena Vujanovic, sociologa, collaboratrice di Ass. PINA di CAPODISTRIA
Mauro Marin, animatore di TRIESTE
UNA RIFLESSIONE PEDAGOGICO-ANTROPOLOGICA
§ É evidente che i bambini e i ragazzi che vivono nei campi profughi
devono sopportare notevoli disagi. Un mondo pieno di ingiustizie e di
contraddizioni li costringe a vivere in una situazione che non ha radici
e che non offre prospettive. Inoltre il ricordo di sofferenze e di traumi subiti
durante la guerra rende la vita nei campi assai triste.
I bambini e i ragazzi non possono ricevere dagli adulti la necessaria
serenitá
per crescere armoniosamente.
Eppure i bambini sono sempre ricchi di vitalità e di gioia, essi hanno
bisogno di giocare e di esprimersi in modo che sia superabile il senso
di isolamento e di abbandono che si percepisce nell´atmosfera dei
campi.
§ Per queste ragioni, che del resto sono così umanamente comprensibili,
riteniamo
molto importante la programmazione di interventi creativi e di animazione
nei campi, con i bambini, ma anche con gli adulti. Queste persone hanno
grande bisogno di sorridere e di sapere che nella collettività ci sono
individui e gruppi capaci di esprimere solidarietà ed aperture nei loro
confronti.
§ “Grape party” - la festa dell´uva - é una idea che nasce dal nostro lavoro
di ricerca
nel campo dell´ “Antropologia teatrale” , una disciplina che é stata
fondata da grandi maestri del teatro come Grotowski, Barba, Brook.
L´antropologia teatrale vuole far rivivere il senso autentico del rito e
della festa
tradizionali in modo creativo e partecipativo. Dunque abbiamo scelto di
celebrare una festa dove si canta, si gioca, si danza e si schiaccia l´uva
con i piedi,
come si faceva un tempo nella campagne, perché in questo modo viene vissuta
un’esperienza simbolica di collegamento con la natura e la cultura del mediterraneo.
Infatti, in questi giorni di settembre nelle campagne si prepara il vino.
Abbiamo avuto qualche preoccupazione perché nel campo c’erano anche bambini
di cultura musulmana - cultura che, come si sa, non accetta il vino e gli alcolici. Ma, infine,
abbiamo ritenuto che la nostra proposta avesse un significato gioioso e creativo,
e che quindi poteva essere realizzata nel rispetto dei valori di ciascuno.
Del resto nel mondo in cui viviamo è sempre più importante partecipare
ad uno scambio simbolico tra le diverse tradizioni culturali, religiose e le diverse etnie.
Ogni
momento dell´anno, ogni stagione si caratterizza per alcuni simboli e riti
che
derivano dall’ antica cultura contadina: vogliamo recuperare queste
tradizioni nel contesto di processi di animazione e di educazione.
L’antropologia teatrale investiga attivamente sulle culture d’origine di tutti
i popoli del mondo, per questo motivo siamo aperti al contributo creativo di
tutti coloro che vogliono partecipare alle prossime attività di animazione nei campi profughi
portando
l’ispirazione di riti, feste e giochi provenienti dalla loro propria
tradizione.
Stiamo infatti lavorando per creare nuove iniziative nei campi profughi,
perché
in questi luoghi c´é un enorme bisogno di valori umani, ispirati dai
principi delle grandi tradizioni di saggezza, dal rispetto della natura e
dalla pace.